Dopo le perdite della scorsa ottava (-7.47%), le quotazioni del petrolio WTI sono tornate a salire, complice il nuovo price cap dell’Ue al petrolio Russo e il calo inatteso delle scorte statunitensi.

Ieri il mercato ha chiuso la seconda seduta consecutiva in positivo, facendo registrare guadagni di oltre il 4%; le contrattazioni del future con scadenza Novembre 2022 sono terminate a 81.73 dollari al barile.

In risposta ai referendum organizzati dalla Russia nel Dombass, l’Ue ha deciso di accelerare sul nuovo pacchetto di sanzioni contro il Cremlino, fra cui è incluso il ‘price cap’ al petrolio russo per i paesi terzi, ovvero per quei paesi in via di sviluppo che non erano stati già inglobati nelle precedenti sanzioni.

Secondo la presidente della commissione europea Von der Leyen questo nuovo pacchetto di sanzioni, che coinvolge anche altri prodotti oltre al petrolio, costerà 7 miliardi di euro alla Russia e contribuirà a mantenere stabili i prezzi del greggio.

Nel frattempo ieri l’EIA ha comunicato che le scorte di greggio negli ultimi sette giorni sono diminuite di circa 0,2 milioni di barili, contro le attese per un incremento di appena 0,4 milioni.

Dopo un calo di circa il 22% nel terzo trimestre, il prezzo del petrolio potrebbe aver già raggiunto il livello più basso per quest’anno; a sostenerlo sono ora molti analisti, poiché la domanda cinese è in deciso aumento e le scorte statunitensi in diminuzione.

A livello grafico possiamo osservare come il mercato abbia reagito al test del supporto dinamico dettato dal canale ribassista all’interno del quale il Crude oil scambia ormai da inizio luglio scorso; su tali livelli, ovvero in area 77.50 dollari, il mercato ha formato una base di accumulo identificato dal modello a doppio minimo decrescente, completato con il breakout di 79.60 dollari.

Ora però per proseguire con il recupero il mercato è chiamato ad affrontare la resistenza a quota 83 dollari, ex supporto di breve; riteniamo che il test costituisca occasione per vendere il mercato con un rischio contenuto, tenuto conto che eventuali chiusure del 4 ore sopra quota 83 dollari decreterebbero la ricopertura di tali short.

Gli obiettivi di breve sono rappresentati dal pullback in primis a 81 e di seguito a quota 80 dollari,.

In caso di chiusura sopra quota 82 dollari, probabile una estensione degli acquisti fino a quota 88 dollari, dove però troviamo nuova area di resistenza.

il quadro di medio periodo resta quindi ancora debole, perlomeno fino a che il mercato non uscirà dal canale discendete rompendo nuovamente al rialzo quota 90 dollari; fino a quel momento le salite costituiscono occasioni per riposizionarsi short.

Solo in caso di breakout al rialzo dei 90 dollari sarà possibile considerare acquisti sulla forza con primo target fissato a 95.

Vediamo di seguito un’operazione aperta ieri sul Crude Oil da uno dei nostri trading system.

L’algoritmo è entrato in acquisto nel pomeriggio a 80.76 ed ha liquidato l’operazione in serata a 81.83 dollari.

Il gain complessivo è stato di 1079 dollari.

op crude oil

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Filippo Giannini

Laureato in ingegneria, dal 2010 opera sui mercati finanziari come trader indipendente. Membro della Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), per TradingFacile opera come trader quantitativo, analista tecnico e responsabile del settore formazione. Collabora con le principali testate giornalistiche di settore, realizzando report e analisi di mercato.