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Blocco di Trump al petrolio iraniano, la più grande interruzione di greggio dai tempi della Libia

La mezzanotte di domenica prossima 5 novembre segnerà uno spartiacque importante nel mondo dell’industria petrolifera mondiale. Oltre tale data, chiunque scarichi petrolio da petroliera proveniente dall’Iran rischia pesanti ritorsioni da parte del governo degli Stati Uniti.

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Le sanzioni

Il produttore di petrolio del Medio Oriente ha già visto la fuga di molti acquirenti, con un crollo delle vendite del 37% da quando il presidente Donald Trump ha annunciato che avrebbe reimpostato le sanzioni. Le sanzioni entreranno formalmente in vigore il prossimo 5 novembre e l’interruzione generale delle forniture potrebbe diventare la più grande da quando è scoppiata la guerra civile in Libia nel 2011.

Sono già in atto misure per mitigare l’impatto delle sanzioni, poiché si prospettano esenzioni parziali del blocco per alcuni operatori, mentre altri produttori come l’Arabia Saudita stanno aumentando la produzione giornaliera, anche se sci sono dubbi sulla loro effettiva efficacia.

Il future sul petrolio negli Stati Uniti è salito ad un massimo a quattro anni in area 77 dollari al barile il mese scorso, a causa delle crescenti preoccupazioni circa le possibili carenze causate dall’inasprimento delle sanzioni. Anche se tali timori si sono attenuati nelle ultime settimane, restano comunque rischi significativi.

“Le esportazioni di petrolio dell’Iran stanno diminuendo rapidamente, e il trend potrebbe accentuarsi ancor di più nelle prossime settimane”, ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia, in un’intervista televisiva a Bloomberg.

Gli analisti credono che l’approccio di Trump provocherà un impatto maggiore rispetto alle precedenti sanzioni di Obama.

L’amministrazione Trump ha inviato segnali contrastanti, dicendo da un lato che le esportazioni di petrolio dall’Iran si ridurranno a “zero” e dall’altro che le esenzioni previste potrebbero consentire ad alcuni di continuare a comprare.

Mentre gli analisti non si aspettano una battuta d’arresto, c’è un crescente consenso sul fatto che la dura posizione di Trump significhi che le esportazioni di petrolio greggio precipiteranno ulteriormente rispetto a quanto prodotto dalle sanzioni imposte da Barack Obama nel 2012. In quell’occasione la produzione  fu ridotta di 1 milione di barili a giorno.

Questa volta, 1,1 milioni di barili al giorno sono già stati tagliati, portando a ottobre le esportazioni totali a circa 1,76 milioni di barili al giorno, più di quanto viene pompato dal Mare del Nord.

“Gran parte dell’impatto non si è ancora verificata”, ha dichiarato Mike Wittner, responsabile della ricerca sul mercato petrolifero presso Société Générale SA. “Dal punto di vista del prezzo, ci sono ancora pressioni al rialzo”.

Dopo il ritiro unilaterale di Trump dall’accordo iraniano con l’Iran, società come Total SA e Royal Dutch Shell Plc hanno interrotto gli acquisti a causa del rischio di essere bloccati dal sistema finanziario statunitense.

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Cosa faranno ora gli alleati dell’America?

In Asia, gli alleati più vicini dell’America, il Giappone e la Corea del Sud hanno per ora seguito l’esempio. La vera prova di quanto petrolio verrà rimosso dal mercato è la risposta di Cina e India, che insieme hanno comprato quasi 1,1 milioni di barili al giorno il mese scorso, secondo i dati compilati da Bloomberg.

La Cina, il più grande acquirente di greggio iraniano, ha continuato a comprare durante le sanzioni imposte nel 2012 e potrebbe ora in teoria fare lo stesso. Mentre alcuni giganti come China National Petroleum Corp. e China Petroleum & Chemical Corp., comunemente noti come Sinopec, sono stati incaricati di fermare gli acquisti iraniani, altre piccole aziende con un’esposizione minima o nulla verso i mercati statunitensi potrebbero continuare le importazioni.

L’India, il secondo più grande acquirente, ha ridimensionato le importazioni, pur indicando che non rispetterà completamente il blocco. Secondo i funzionari asiatici, il paese ha concordato una bozza di deroga, che consentirebbe il proseguimento delle importazioni di petrolio iraniano. Nessuna decisione finale è stata presa in merito alla concessione di esenzioni o riguardo ai volumi consentiti.

“La chiave sono i livelli che l’India sta importando”, ha affermato Ehsan Khoman, capo della ricerca e della strategia in Medio Oriente e Nord Africa presso la MUFG Bank Ltd. a Dubai.

La Corea del Sud ha raggiunto un accordo simile, sempre secondo funzionari asiatici. Altri paesi stanno anche cercando deroghe, sebbene i funzionari statunitensi avvertano che tali accordi saranno “pochi e lontani tra loro”.

Con i prezzi della benzina ancora relativamente alti e le elezioni di medio termine a pochi giorni di distanza, Trump potrebbe essere incentivato ad ammorbidire la sua offensiva. I funzionari governativi degli Stati Uniti riconoscono che alcune deroghe sono state prese in considerazione, mentre da parte sua l’Iran si dice sicuro che le vendite si manterranno oltre 1 milione di barili al giorno.

“Gli Stati Uniti toglieranno il gas dalle sanzioni e allenteranno la pressione al fine di evitare un aumento dei prezzi del petrolio in vista delle elezioni”, ha dichiarato Robin Mills, a capo della sede di Dubai consulente Qamar Energy. “Poi proveranno a mettere pressione verso la fine dell’anno per tagliare le vendite dell’Iran”.

L’impatto delle sanzioni è già stato attenuato da altri produttori di petrolio, in particolare da alcune delle controparti iraniane dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio. L’Arabia Saudita ha già aumentato la produzione di 780.000 barili al giorno da aprile, secondo i dati raccolti da Bloomberg.

La misura in cui l’Arabia Saudita può mantenere questi livelli nei prossimi mesi dipende da quanti campi di petrolio inutilizzati sarà in grado di far lavorare. L’AIE stima che l’Arabia Saudita abbia circa 1,3 milioni di barili al giorno di capacità inutilizzata. Altri come la Russia, gli Emirati Arabi Uniti e l’Iraq potrebbero potenzialmente provare anche a fare di meglio.

Se gli Stati Uniti continuassero ad inasprire le sanzioni, soffocando completamente le forniture iraniane, la capacità inutilizzata potrebbe essere completamente esaurita, lasciando quasi nulla la disponibilità residua per coprire interruzioni impreviste provenienti da altre situazioni.

“Se non c’è più un cuscino e qualcosa accade in Libia o in Nigeria, allora sei bloccato”, ha detto Wittner di Société Générale. “Ecco dove il mercato potrebbe vedere una grande reazione dei prezzi”.

(Fonte Bloomberg)

By |2018-12-03T11:30:54+00:00 2 Novembre 2018|Ansa, Materie prime, Panoramica di mercato|0 Commenti

Informazioni sull'Autore:

Laureato in ingegneria, dal 2010 opera sui mercati finanziari come trader indipendente. Membro della Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), per TradingFacile opera come trader quantitativo, analista tecnico e responsabile del settore formazione. Collabora con le principali testate giornalistiche di settore, realizzando report e analisi di mercato.

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