I mercati mettono in archivio la Fed, che come previsto ha tagliato i tassi di interesse dello 0,25%, portandoli nella forchetta compresa tra il 2% e il 2,25%.

La banca centrale americana si è limitata a procedere con il minimo sindacale, deludendo le aspettative di tutto coloro che intravedevano (e prezzavano) un intervento più corposo.

Powell infatti, pur non escludendo nuovi interventi di questo tipo in futuro, ha dichiarato molto apertamente che il taglio attuale è un “aggiustamento di metà ciclo”, una “assicurazione contro i rischi” e non necessariamente l’inaugurazione di una fase di allentamenti a ripetizione; la verità è che, al contrario di quanto Trump voglia far intendere, i numeri dell’economia americana non sono per ora così disastrosi da giustificare un nuova e massiccia azione da parte della banca centrale.

I listini azionari di Wall Street hanno reagito al ribasso a seguito della nota della Fed, non intravedendo quell’atteggiamento “colomba” che ci si aspettava e che sarebbe stato in grado di giustificare nuova euforia in acquisto.

In Europa la mossa della Fed non ha provocato particolari scossoni, con gli indici in quel momento chiusi e il Dax future che dopo aver aggiornato i minimi intraday a 12.040 ha recuperato e chiuso poco sotto i livelli di apertura a 12.125 punti.

Significativa è stata invece la nuova discesa di ieri del principale listino tedesco, con il mercato che dopo aver scambiato al rialzo nella prima parte di sessione ha perso quasi il 2% in meno di un’ora, chiudendo vicino ai minimi di giornata a quota 12.070 punti.

L’economia tedesca sta attraversando in questo momento una fase difficile, con il crollo degli ordinativi  industriali a maggio e le trimestrali dei colossi teutonici che non hanno per ora portato per ora entusiasmato tra gli investitori; Daimler e Deutsche Bank settimana scorsa hanno riportato risultati deludenti, mentre questa settimana sono stati i dati di Lufthansa a risultare al di sotto delle attese.

A livello tecnico, dopo una correzione di oltre il 5% dai massimi annuali a 12.650 punti, il Dax è arrivato ora al test di livelli estremamente sensibili; nello specifico il mercato sta scambiando sulla forbice di prezzo compresa tra 11.900 e 12.250 punti, punto di innesco dell’ultima importante gamba rialzista partita il 18 giungo scorso e sostenuta peraltro da volumi significativi.

Su tali livelli il mercato è chiamato a trovare una base da cui ripartire, anche se se la rottura al ribasso di area 12.000 nella serata di ieri, avvenuta sulla scia della debolezza USA, getta più di un’ombra sulle possibilità di assistere ad una reazione immediata nel breve.

Il mercato sta continuando ad arretrare con violenti strappi al ribasso, ossia il contesto peggiore per cercare acquisti impulsivi sulle discese intraday; meglio attendere segnali di stabilizzazione dei prezzi e una dinamica tecnica che possa evidenziare una base di accumulo.

Tenuto oltretutto conto di quanto già detto a proposito del quadro fondamentale, la fase di ripresa potrebbe essere piuttosto lenta, con il mercato alle prese con un primo importante scoglio da superare che si trova a quota 12.200 punti; acquisti su tali livelli dovrebbero essere intesi come un primo vero segnale di forza, mentre il recupero di quota 12.500 stabilizzerebbe nuovamente il trend.

Di contro se il Dax non riuscisse a difendere quota 12.000 punti in chiusura, il mercato potrebbe arrivare senza grossi problemi al test di quota 11.500 punti, ultima ancora di salvezza per scongiurare un autunno senza patemi d’animo.

grafico Dax

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Filippo Giannini

Laureato in ingegneria, dal 2010 opera sui mercati finanziari come trader indipendente. Membro della Società Italiana di Analisi Tecnica (SIAT), per TradingFacile opera come trader quantitativo, analista tecnico e responsabile del settore formazione. Collabora con le principali testate giornalistiche di settore, realizzando report e analisi di mercato.